Secondo luso raccomandato
nelledizione delle fonti diplomatiche specificatamente
altomedievale, la presente è una trascrizione «filologica
evidenziata», ossia includente la segnalazione, per
il tramite di appositi segni e parentesi, dei vari
interventi di normale procedura paleografica che si
sono effettuati sul testo originale. Ho pertanto usato
le parentesi tonde per gli scioglimenti delle abbreviazioni;
le parentesi quadre per i risarcimenti di scritto
perduto; le virgolette basse semplici
(virgolette francesi semplici) per le integrazioni
trascrittive suggerite, a seconda dei casi, o dalla
sintassi grammaticale o dalla logica di formulario.
Inoltre, a evitare il ricorso ad apposite note dapparato,
mi sono servito di altri simboli più o meno convenzionali.
In particolare, ho reso fra virgolette alte
semplici speculari (virgolette inglesi semplici)
le scrizioni che nella pergamena compaiono in interlineo
e ho segnalato con virgolette alte doppie speculari
(virgolette inglesi tipografiche) lo scritto che pare
essere su rasura. Per ragioni tipografiche, la cediglia
che figura sovente sotto la |e| iniziale delle parola
eccl(esi)a,
particolare vezzo scrittorio del notaio Giorgio I,
è stata resa col monogramma |æ|. Questo vezzo, peraltro
affatto gratuito etimologicamente, lo si riscontra
frequentemente anche nelle numerose altre carte che
di lui ci sono pervenute, oltre che in quelle di svariati
altri notai ravennati del X secolo.
Discostandomi dalla
comune prassi trascrittiva ma accogliendo il suggerimento
in proposito di Alessandro Pratesi, ho reso con la
grafia |tj-| il caratteristico legamento corsivo che
usualmente si trascrive |ci-|, il quale ricorre nel
testo (e in genere nella corsiva alto-medievale) a
rappresentare un fonema il cui valore di affricata
sibilante sorda zi
o di palatale affricata ci
o di spirante-sibilante sorda si o ancora di sibilante palatale sci
la linguistica storica del latino non ha al tuttoggi
adeguatamente chiarito nelle sue indubbie diverse
valenze regionali. Allo stato degli studi linguistici,
infatti, nessuno può dire con certezza se, a Ravenna,
la forma dicitur e la sua variante scrittoria ditjtur non si leggessero entrambe in modo
diverso da come noi oggi siamo portati rispettivamente
a leggerle: non mancano infatti qui fin dal IX secolo
grafie documentate del tipo licensia per licentia e insidere per
incidere (cfr. AARa, perg. L.4768, r. 22
= Fantuzzi,
cit., I, p. 89, n. 3).