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Sezione storico-documentaria
Note al testo di A. I. Pini

* Questo saggio fu pubblicato nella �Nuova rivista storica�, LXXVI, fasc. III (1992), pp. 729-76.

(1) M. CORTELLAZZO - P. ZOLLI, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. IV, Bologna 1988, p. 1170; DU CANGE, Glossarium mediae et infimae latinitatis, vol. VI, Graz (rist.) 1954, p. 349.

(2) Gi� il Corpus Iuris (I, 23, 7) indica, del resto, come sinonimi schola, corpus, officium e universitas.

(3) L. A. MURATORI, Antiquitates Italicae Medii Aevi, vol. VI, Milano 1742, Diss. LXXV: De piis laicorum confraternitatibus earumque origine, coll. 455-57.

(4) G. M. MONTI, Le confraternite medioevali dell'Alta e Media Italia, vol. I, Venezia 1927, p. 68.

(5) Per una bibliografia completa e aggiornata sulle corporazioni, cfr. R. GRECI, Un saggio bibliografico su corporazioni e mondo del lavoro, in ID., Corporazioni e mondo del lavoro nell'Italia padana medievale, Bologna 1988, pp. 45-92.

(6) Per un inquadramento complessivo, cfr. E. GARIN, La cultura italiana tra '800 e '900, Bari 19762. Opera classica � poi, come noto, B. CROCE, Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono, Bari 19302.

(7) Cfr. G. TABACCO, La citt� italiana fra germanesimo e latinit� nella medievistica ottocentesca, in Il Medioevo nell'Ottocento in Italia e Germania, a cura di R. Elze e P. Schiera, Bologna 1988, pp. 23-42.

(8) R. MANSELLI, La storiografia dal romanticismo al positivismo, in Cultura e societ� in Italia nell'et� umbertina. Problemi e ricerche, Milano 1981, pp. 189-206; M. MORETTI, La storiografia italiana e la cultura del secondo Ottocento. Preliminari ad uno studio su Pasquale Villari, in �Giornale critico della filosofia italiana�, LX (1981), pp. 300-372; E. ARTIFONI, Medioevo delle antitesi. Da Villari alla “Scuola economico-giuridica”, in �Nuova rivista storica�, LXVIII (1984), pp. 367-380.

(9) R. GRECI, Un ambiguo patrimonio di studi tra polemiche, inerzie e prospettive, in ID., Corporazioni e mondo del lavoro cit., pp. 11-43; E. OCCHIPINTI, Quarant’anni di studi italiani sulle corporazioni medievali tra storiografia e ideologia, in �Nuova rivista storica�, LXXIV (1990), pp. 101-174.

(1O) A. SOLMI, Le associazioni in Italia avanti le origini del Comune. Saggio di storia economica e giuridica, Modena 1898.

(11) C. CALISSE, Le associazioni in Italia avanti le origini del Comune, in �Rivista intern. di scienze sociali�, XVIII (1898), pp. 505-521; E. BESTA, rec. in �Rivista italiana di sociologia�, II, n. 5 (1898), p. 156; G. AEIAS, rec. in �Rivista storica italiana�, XV (1898), pp. 280-286; N. TAMASSIA, Le associazioni in Italia nel periodo precomunale, in �Archivio giuridico�, LXI (1898), pp. 121-141, ora in ID., Scritti di storia giuridica, vo1. I, Padova 1964, pp. 593-617. A queste recensioni replicava, sfumando di poco le sue posizioni, il Solmi in A. SOLMI, Per la storia delle associazioni nell'alto Medioevo, in �Archivio giuridico�, LXII (1899), pp. 143-53.

(12) TAMASSIA, Le associazioni in Italia cit., p. 613: �Qualunque siano le ragioni che raccolsero in iscola i pescatori della Casa Matha… il fatto notevole � l'aspetto o la figura giuridica della schola da essi assunto. E questo perch� l'istituzione era tutt'altro che morta, ma sempre viva e presente. Anche Odofredo dice che le societ� anticamente chiamavansi scholae, e poi mutarono nome, ci� che prova l'affievolirsi della tradizione bizantina, col progresso de' tempi�.

(13) Oltre ai saggi di Greci e Occhipinti gi� cit. alla nota 9, cfr. G. DAGMAR FLASCASSOVITTI, La medievistica italiana tra Otto e Novecento e il problema delle corporazioni medievali. L'ambiente culturale della Rivista internazionale di scienze sociali, in �Annali della facolt� di Lettere e Filosofia dell'Universit� di Lecce�, 7 (1975-76), pp. 173-193; E. ARTIFONI, Forme del potere e organizzazione corporativa in et� comunale: un percorso storiografico, in Economia e corporazioni. Il governo degli interessi nella storia d'italia dal medioevo all'et� contemporanea, a cura di C. Mozzarelli, Milano 1988, pp. 9-40. Oltre agli studiosi gi� citati alla nota 11, ricorderemo tra i sostenitori della �continuit� il Monticolo, il Roberti, il Gualazzini, il Simeoni, il Micheli, l'Arias, il Leicht, il Luzzatto, il Lopez e molti altri; tra i pochi sostenitori della �non-continuit� il Monneret de Villard, il Volpe, il Monti e il Carli. Tra gli studiosi stranieri saranno almeno da ricordare l'Hartmann, il Waltzing, l'Eberstadt, il Doren e il Mickwitz, tutti pi� o meno propensi, tranne l'ultimo, a puntare sulla �continuit�. Suona pertanto non solo ingeneroso, ma del tutto fallace - anche ammesso volesse riferirsi soltanto agli storici �provinciali� - il secco giudizio che dava degli studi corporativi nel 1950 Gabriele Pepe: �Che dire poi della gazzarra intorno al problema delle corporazioni medievali? … Chi indagher� questa sciagurata epoca della nostra storia, trover� qualche cosa da dire intorno ai piccolissimi uomini che gonfiarono un problema storiografico di una assai mediocre importanza� (G. PEPE, Gli studi di storia medievale, in Cinquant’anni di vita intellettuale italiana: 18961946, a cura di C. Antoni e R. Mattioli, Napoli 1950, p. 131).

(14) Cfr. G. ARIAS, Il sistema della costituzione economica e sociale italiana nell'et� dei Comuni, Roma 1905 (rist. an., Roma 1970) e G. VOLPE, rec. in �La critica�, IV (1906), pp. 33-52, ora in ID., Medio evo italiano, Firenze 1961, pp. 285-309. Sul Volpe, cfr. I. CERVELLI, Gioacchino Volpe, Napoli 1977.

(15) Il testo delle Honorantie, scoperto, come si � detto, da Renato Soriga nel 1914, venne edito per la prima volta dal Solmi in A. SOLMI, Il testo delle Honorantie civitatis Papie, in �Archivio storico lombardo�, XLVII (1920), pp. 177-192, e riedito in ID., L'amministrazione finanziaria del Regno Italico nell'alto medioevo, Pavia 1932. Edizioni pi� accurate e pi� recenti in A. HOFMEISTER, Instituta Regalia et Ministeria Camerae Regum Langobardorum et Honorantiae civitatis Papie, in M.G.H., Scriptores, XXX/2, Hannover 1934, pp. 1444-53 e in C. BR�HL - C. VIOLANTE, Die “Honorantie civitatis Papie”, K�ln-Wien 1983.

(16) Al dibattito, in cui la difesa della �continuit� era sostenuta da Pier Silverio Leicht e quella della �non-continuit� da Filippo Carli, presero parte molti altri storici, tra i quali il Volpe, il Fedele e l'Ercoli. Sulla discussione che si ebbe, cfr. M. DI LORENZO, Nuove discussioni sull'origine delle corporazioni medievali, in �Nuova rivista storica�, XXII (1938), pp. 102-107.

(17) P. S. LEICHT, Corporazioni romane e arti medievali, Torino 1937. Le conclusioni dell'A. sono sostanzialmente mantenute, pur con qualche sfumatura diversa, in ID., Operai, artigiani, agricoltori in Italia dal secolo VI al XVI, Milano 1946.

(18) Alla base del nuovo corso della ricerca va posto R. S. LOPEZ, Continuit� e adattamento nel medioevo: un millennio di storia delle associazioni di monetieri nell'Europa medievale, in Studi in onore di Gino Luzzatto, vol. I, Milano 1950, pp. 74-117. Il Lopez ha ripreso l'argomento in An aristocracy of money in the early Middle Age, in �Speculum�, XXVIII (1953), pp. 1-43 e in Moneta e monetieri nell'Italia barbarica, in Moneta e scambi nell'alto medioevo (CISAM, V), Spoleto 1961, pp. 57-88. Non convinto della continuit� delle corporazioni dei monetieri invece C. VIOLANTE, La societ� milanese nell'et� precomunale, Bari 1953, pp. 56-60. Cfr. anche C. VIOLANTE, L'organizzazione di mestiere dei sarti pisani nei secoli XII-XV, in Studi in onore di Armando Sapori, vo1. I, Milano 1957, pp. 433-466 (ora in ID., Economia, societ�, istituzioni a Pisa nel Medioevo, Bari 1980, pp. 253-298). Per interventi successivi sul problema delle origini cfr. A. I. PINI, L'associazionismo medievale: Comune e corporazioni, Bologna 1974; ID., Potere pubblico e addetti ai trasporti e al vettovagliamento nel medioevo: il caso di Bologna, in �Nuova rivista storica�, LXVI (1982), pp. 253-281 (ora ried. col titolo Alle origini delle corporazioni medioevali: il caso di Bologna, in ID., Citt�, comuni e corporazioni nel medioevo italiano, Bologna 1986, pp. 221-258). Per possibili nuovi tipi di approccio al tema, cfr. A. I. PINI, Le arti in processione. Professioni, prestigio e potere nelle citt�-stato dell'Italia padana medievale, in Lavorare nel medioevo, Perugia 1983, pp. 65-107 (ora in ID., Citt�, comuni e corporazioni cit., pp. 259-291). Ma vedi anche R. GRECI, Forme di organizzazione del lavoro nelle citt� italiane tra et� comunale e signorile, in Le citt� in Italia e in Germania nel medioevo, a cura di R. Elze e G. Fasoli, Bologna 1981, pp. 81-117 (ora in ID., Corporazioni e mondo del lavoro cit., pp. 129-155).

(19) GRECI, Un ambiguo patrimonio di studi cit., p. 12.

(20) Esemplare sotto questo aspetto il volume di saggi di GRECI, Corporazioni e mondo del lavoro cit. Ma cfr. anche i suggerimenti tematici avanzati dal Cherubini in G. CHERUBINI, Artigiani e salariati nelle citt� italiane del tardo medioevo, in Aspetti della vita economica medievale. Atti del Convegno di studi nel X anniversario della morte di Federigo Melis, Firenze 1985, pp. 1-25. Cfr. pure la rassegna delle relazioni tenute al seminario su �Le corporazioni di mestiere nelle citt� padane fra XIII e XV secolo� organizzato da G. Soldi Rondinini e A. I. Pini (Gargnano, 27-29 settembre 1984), in G. BONFIGLIO DOSIO, Le corporazioni di mestiere nelle citt� padane fra XIII e XV secolo, in �Rassegna degli Archivi di Stato�, XLV (1985), pp. 580-586.

(21) ARTIFONI, Forme del potere e organizzazione corporativa cit., p. l�.

(22) TH. MOMMSEN, in �Zeitschrift f�r Sozial - und Wirtschaftsgeschichte�, I (1893), p. 44, cit. in L. M. HARTMANN, Zur Geschichte der Z�nfte im fr�hen Mittelalter, in ID., Zur Wirtschaftsgeschichte Italiens im fr�hen Mittelalter, Gotha 1904, pp. 16-41, a pp. 40-41.

(23) Sul concetto di �fascio di strade� e di �area di strada� insiste molto G. SERGI, Potere e territorio lungo la strada di Francia. Da Chamb�ry a Torino fra X e XIII secolo, Napoli 1981. Cfr. anche TH. SZAB�, Comuni e politica stradale in Toscana e in Italia nel Medioevo, Bologna 1992.

(24) Sui collegia o corpora romani resta fondamentale J. P. WALTZING, Etude historique sur les corporations pro fessionnelles chez les Romains depuis les origines jusqu'� la chute de l'Empire d'Occident, Bruxelles-Louvain, 1895-1900. Ma vedi anche L. CRACCO RUGGINI, Le associazioni professionali nel mondo romano-bizantino, in Artigianato e tecnica nella societ� dell'alto Medioevo occidentale (CISAM, XVIII), Spoleto 1971, pp. 58-193.

(25) Sulle corporazioni bizantine cfr. gli studi di J. Nicole raccolti in To eparchik�n bibl�on. The Book of the Eparch. Le Livre du Pr�fet, introd. di I. Dujcev, London, Variorum Reprints 1970. Cfr. anche A. ST�CKLE, Sp�tr�mische und byzantinische Z�nfte, Leipzig 1911; E. FRANCES, L'�tat et les m�tiers � Bysance, in �Byzantino-slavica�, XXIII (1962), pp. 231-49; S. VRYONIS, Byzantine Demokratia and the guilds in the eleventh century, �Dumbarton Oaks Papers�, 17 (1963), pp. 289-314.

(26) Della Schola piscatorum e della Casa Matha di Ravenna si sono interessati tutti gli studiosi di corporazioni medioevali, dando per scontato che si trattasse della stessa corporazione che aveva mutato nome nel corso del tempo. Tra gli studi pi� recenti che accennano alla Schola in questione, cfr. P. RACINE, Les associations de m�tiers en Italie durant le haut Moyen Age, in �Nuova rivista storica�, LXIV (1980), pp. 505-23; ID., Associations de marchands et associations de m�tiers en Italie de 600 � 1200, in Gilden und Z�nfte. Kaufm�nnische und gewerbliche Genossenschaften im fr�hen und hohen Mittelalter (Vortr�ge und Forschungen, XXIX), Sigmaringen 1985, pp. 127-149. Per gli studi del Crosara cfr. nota 28.

(27) Dopo l'edizione del Muratori (cfr. n. 3) vi sono state diverse altre edizioni del documento (ad es. in M. FANTUZZI, Monumenti ravennati de' secoli di mezzo per la maggior parte inediti, voll. 6, Venezia 1801-1804, vol. IV, pp. 174-5). La pi� recente e accurata � quella di U. Zaccarini che si presenta qui nell'Appendice documentaria (n. 1). Colgo qui l’occasione per ringraziare Umberto Zaccarini non solo per l'Appendice documentaria apprestata per l'occasione, ma anche per il prezioso aiuto fornitomi in varie fasi della ricerca. La cartina geografica, sempre predisposta dallo Zaccarini, � stata disegnata dal dott. Stefano Cremonini del dipartimento di Discipline geografiche e geologico-ambientali dell'universit� di Bologna, che pure ringrazio.

(28) Studioso specifico del problema delle scholae ravennati e della Casa Matha � stato Fulvio Crosara, sostenitore convinto della �continuit�. Cfr. F. CROSARA, Le “scole” ravennati dell'alto medioevo e la Carta Piscatoria del 943, in �Archivio giuridico�, CXXXVII (1949), fasc. I, pp. 33-65; fasc. 2, pp. 9-42 (e, in estratto, Modena 1949); ID., La redazione statutaria dell'Ordine della Casa Matha nella Ravenna del Trecento, Roma 1965; ID., La teoria della “continuit� storica” nell'interpretazione degli storici del diritto, in Seminario italo-tedesco di Storia del diritto, Milano 1972, pp. 159-76; ID., Le corporazioni antiche e medievali a Roma, Costantinopoli e Ravenna e Ravenna medievale e moderna nella legislazione statutaria, in AA.VV., Antiche corporazioni, Ravenna 1981, pp. 11-46, 113-32.

(29) FANTUZZI, V, p. 249, n. 28.

(30) Sulla patrimonialit� dell'arcivescovo ravennate, che si concentrava nella Romagna e nelle Marche, ma che si estendeva anche in Istria, nel Ferrarese, nel basso Veneto, in Umbria e persino in Sicilia (sino alla conquista dell'isola da parte dei Musulmani nel IX secolo), cfr. G. FASOLI, Il dominio territoriale degli arcivescovi di Ravenna fra l'VIII e l'XI secolo, in I poteri temporali dei vescovi in Italia e in Germania nel Medioevo, a cura di C. G. Mor e H. Schmidinger, Bologna 1979, pp. 87-140 e EAD., Il patrimonio della Chiesa di Ravenna, in Storia di Ravenna, II/1, Dall'et� bizantina all'et� ottoniana, a cura di A. Carile, Venezia 1991, pp. 389-400.

(31) Sulla schola degli ortolani romani, cfr. L. M. HARTMANN, Urkunde einer romischen G�rtnergenossenschaft vom Jahre 1030, Freiburg i. Br. 1892; ID., Ecclesiae S. Mariae in via Lata tabularium, vol. I, Vienna 1895. Il doc. � edito anche in G. M. MONTI, Le corporazioni nell'evo antico e nell'alto medio evo, Bari 1934, pp. 224-27

(32) Queste le conclusioni anche del Mickwitz, per il quale la Schola piscatorum non sarebbe una Z�nft, cio� una vera e propria corporazione, ma una semplice P�chtergenossenschaft, cio� un consorzio di affittuari. Cfr. G. MICKWITZ, Die Kartellfunktionen der Z�nfte und ihre Bedeutung bei der Entstehung des Zunftwesens, Helsingfors 1936 (rist. an. Amsterdam 1968), pp. 186-87. E proprio sulla base di questo tipo di enfiteusi ecclesiastiche di terreni vallivi e paludosi a sfondo migliorativo che si sono poi formate, in altre zone, le ben note �partecipanze agrarie�, sulle quali cfr. ora Terre e comunit� nell'Italia padana. Il caso delle Partecipanze Agrarie emiliane: da beni comuni a beni collettivi, a cura di E. Fregni, Mantova 1992 (= �Cheiron�, nn. 14-15, aa. 1990-91, pp. 1-338).

(33) Sulla schola negotiatorum, cfr. FANTUZZI, I, p. 186 n. 9 (19 settembre 954); pp. 133-35 n. 25 (26 ottobre 954). Sulla schola macellatorum, cfr. FANTUZZI, I, p. 228 n. 72. Esiste poi un documento tuttora inedito del 3 marzo 980 (Archivio Arcivescovile di Ravenna = AAR, n. 2348) in cui � nominata una schola callicariorum. Vedine il regesto in Storia di Ravenna, II/1 cit., pp. 513-14.

(34) FANTUZZI, III, p. 379 n. 1; C. SPRETI, Notizie spettanti all'antichissima Scola de' Pescatori in oggi denominata Casa Matha, Ravenna 1839, vol. I, p. 228 n. 3; CROSARA, Le “schole” ravennati cit., p. 64.

(35) L'errore di datazione risulta gi� chiarito in SOLMI, Le associazioni cit., p. 123 n. 5 e in HARTMANN, Zur Geschichte der Z�nfte cit., p. 29 n. 4.

(36) Appendice documentaria, n. 2. Da notare come nel documento non si parli espressamente di una �schola piscatorum�, ma si faccia solo riferimento ad una �predicta scola�. Che questa sia per� sicuramente la Schola piscatorum lo dimostrano i nomi dei �confratres�, nomi che si ritrovano nei successivi documenti del 9 maggio 1082 (FANTUZZI, III, p. 379 n. 3) e 28 novembre 1083 (Ibid., n. 4) dove si parla esplicitamente di Schola piscatorum. Da notare inoltre come il �Vido Tosco Petri de Gontaredo� vada in effetti inteso come �Vido Tosco, Petro de Gontaredo�. Che gli individui siano due lo dimostra il fatto che Pietro di Gontaredo risulta poi capitularius della corporazione per tutti i tre decenni successivi sino al 1112. Probabilmente l'errore di Petro in Petri � opera del copista che trascrisse il documento circa un secolo dopo.

(37) La valle Fenaria si estendeva a nord-ovest della citt� (vedi cartina) e quella Zusverti a nord-nord-ovest, oltre il Po di Primaro. Nell'insieme le due valli misuravano, stando ai calcoli dello storico cinquecentesco ravennate Girolamo Rossi, pi� di 36 mila tornature, pari a circa 12 mila ettari (H. RUBEUS, Historiarum Ravennatum libri X, Venetiis 1589, p. 508).

(38) �Regalia sunt hec: arimannie, vie publice, flumina navigabilia et ex quibus fiunt navigabilia, portus, ripatica (…) piscationum redditus et salinarum…� (M.G.H., Constitutiones, I, n. 175 p. 244).

(39) FANTUZZI, III, pp. 379-80, nn. 2-6. Sul conte imolese Guido �detto Arardo�, capostipite dei conti di Bagnacavallo, cfr. G. FASOLI, I conti e il comitato di Imola (secc. X-XIII), in �Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le antiche province di Romagna� (d'ora innanzi AMR), VIII (1942-43), pp. 120-192, a pp. 127-131. Per la famiglia Traversari cfr., pur se spesso inaffidabile, SPRETI, Notizie cit., vol. I, pp. 125-28 e G. LAZZAROTTO, I Traversari di Ravenna, Ravenna, s. d. [ma 1963].

(40) FANTUZZI, III, p. 382, n. 18.

(41) Ibid., p. 382 no. 14, 15 ecc.

(42) Appendice documentaria, n. 3.

(43) AAR, n. 3189. Il documento � edito in A. VASINA, Romagna medievale, Ravenna 1970, p. 207 (con la data errata 1129). In esso l'arcivescovo Gualtiero concede a Domenico di Leone, Martino di Birza, Paolo, Zudolino, Martino �pescivendolo�, Pietro di Ugone, Gazzolo di Pietro di Arduino, Giovanni di Pietro chierico, Giovanni tabellione e altri, tutti appartenenti ad un ordo imprecisato di Cesena, di commerciare in esclusiva pesci, ferro, panni ed altra mercanzia a Cesena e nel suo vicariato. Cenni sul valore del documento in A. I. PINI, L'economia di Cesena e del Cesenate in et� malatestiana e post-malatestiana (1378-1504), in Storia di Cesena, 11/2, Il medioevo (secc. XIV-XV), a cura di A. Vasina, Rimini 1985, pp. 167-256, a p. 208.

(44) Per la storia di Ravenna in et� comunale, oltre all'opera cinquecentesca di Girolamo Rossi cit. alla nota 37, molte pagine in A. VASINA, Le autonomie cittadine in Romagna, in ID., Romagna medievale cit., pp. 137-209 e ID., Comuni e signorie in Emilia e in Romagna, Torino 1986. Ma vedi ora A. I. PINI, Il comune di Ravenna fra episcopio e aristocrazia cittadina, in Storia di Ravenna, III, L'et� comunale e signorile, a cura di A. Vasina, Venezia 1992, pp. 201-57.

(45) Il doc. � in Archivio Capitolare di Ravenna, S. Maria in Porto, H 2194, edito in VASINA, Romagna medievale cit., pp. 201-2.

(46) Della vasta bibliografia riguardante Guiberto citeremo soltanto: G. DOLCINI, Clemente III, antipapa, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. XXVI, Roma 1982, pp. 181-88; J. ZIESE, Wibert von Ravenna. Der Gegenpapst Clemens III (1084-1100), Stuttgart 1982; I. HEINDRICH, Ravenna unter Erzbischof Wibert (1073-1110). Untersuchungen zur Stellung des Erzbischof und Gegenpapst Clemens III in seiner Metropole, Sigmaringen 1984.

(47) Sulla storia generale di questo periodo, cfr. O. CAPITANI, Storia dell'italia medievale (410-1216), Bari 1986, pp. 277-360.

(48) P. F. KEHR, Italia pontificia, V, Aemilia, p. 57 n. 188; A. SIMONINI, La Chiesa ravennate. Splendore e tramonto di una metropoli, Ravenna 1964, pp. 269-275; cfr. anche G. M. CANTARELLA, Ecclesiologia e politica nel papato di Pasquale II, Roma 1982.

(49) Sulle premesse generali alla nascita del comune nell'Italia centro-settentrionale, cfr. A. I. PINI, Dal comune citt�-stato al comune ente amministrativo, in Storia d'Italia diretta da G. Galasso, vol. IV, Torino 1981, pp. 449-587 (e ora in ID., Citt�, comuni e corporazioni cit., pp. 57-218).

(50) A. VASINA, Comune, vescovo e signoria estense dal XII al XV secolo, in Storia di Ferrara, vol. V, Cittadella 1987, pp. 75-127, a p. 106. Cfr. anche G. ORTALLI, Comune e vescovo a Ferrara nel sec. XII: dai �falsi ferraresi� agli statuti del 1173, in �Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo�, 82 (1970), pp. 271-328 e A. VASINA, Ferrara e Ravenna tra Papato e Impero nel XII secolo, in La cattedrale di Ferrara, Ferrara 1982, pp. 179-197.

(51) FANTUZZI, III, p. 380 n. 7. Pi� ampio regesto in V. CARRARI, �Storia di Romagna� (ms. alla Biblioteca Classense di Ravenna), ad annum.

(52) FANTUZZI, III, p. 380 o. 6; SPRETI, Notizie cit., vol. I, p. 230 n. 12.

(53) Sui caratteri peculiari dell'economia di Ravenna in et� comunale e signorile, cfr. A. I. PINI, L'economia “anomala” di Ravenna in un'et� doppiamente di transizione (secc. XI-XIV), in Storia di Ravenna, vol. III cit.

(54) Per il documento del 1109 cfr. nota 45. Il doc. del 3 luglio 1115 � edito in VASINA, Romagna medievale cit., pp. 205-6.

(55) FANTUZZI, III, p. 381 n. 9.

(56) HARTMANN, Zur Geschichte der Z�nfte cit., pp. 30-32.

(57) Ibid., p. 32. Capitularius � un altro dei termini dai significati polivalenti. Uno di questi � �esattore di imposte� (J. F. NIERMEYER, Mediae latinitatis lexicon minus, Leiden 1976, p. 136) e si adatterebbe molto bene a chi deve raccogliere quote d'entrata e multe dai soci di una corporazione.

(58) I Balbi appaiono nelle carte ravennati almeno dal 1053, quando un Johannes Balbi (un nome che si ripeter� poi spesso nella famiglia) refura beni �de iure ecclesie S. Georgii� (FANTUZZI, V, p. 162). Sulla famiglia notizie, non sempre precise, in SPRETI, Notizie cit., vo1. I, pp. 207-211.

(59) FANTUZZI, III, p. 386 n. 42.

(60) Ibid., III, p. 389. Il documento precisa che delle 78 parti e mezzo che delle valli spettano (per precedenti acquisti) alla Schola piscatorum i Balbi ne possedevano in proprio 26 parti e mezza.

(61) Appendice documentaria, n. 6.

(62) FANTUZZI, III, p. 300.

(63) Archivio della Casa Matha (ACM), �Memoriale�, p. 131.

(64) Ibid., p. 165. La matricola � datata 30 dicembre 1327 che, nello stile comune, corrisponde al 30 dicembre 1326.

(65) Cfr. Appendice documentaria, n. 8, dove si parla di una �Schola et ordo domus Caxematte piscatorum de Ravenna�!

(66) L. SIMEONI, Un documento del 1111 di un 'ignota corporazione ravennate, in �Rendiconti dell'Accademia delle Scienze dell'istituto di Bologna. Classe di scienze morali�, s. VI (1942-43), pp. 131-141, dove a pp. 139-41 si d� l'edizione del documento. Questo viene riproposto nell'Appendice documentaria, n. 4 con qualche leggera variante e soprattutto con la nuova datazione al 1110 avendo il notaio Ugo adottato, in questo come in altri casi, lo �stile pisano�, come conferma l'anno dell'indizione.

(67) Cfr. PINI, Il comune di Ravenna cit., par. 4.

(68) Cfr. supra, nota 54.

(69) Ci� non esclude che possano esservi stati altri momenti di frizione tra la Schola piscatorum e l’Ordo piscium vendencium. Ed � forse in uno di questi momenti che potrebbe essere sorto, su ispirazione della Schola piscatorum, quell'Ordo piscivendolum Pusterle che appare documentato per la prima volta il 12 dicembre 1119 (Archivio di Stato di Ravenna = ASRa, Regesti Bernicoli, ad annum). Questa corporazione, detta anche �del borgo� perch� attiva nel burgus Ravenne, situato fuori porta Anastasia (o Serrata) nella zona del porto di S. Maria Rotonda (mausoleo di Teoderico), � nuovamente ricordata in data 23 gennaio 1239 (ASRa, S. Vitale, caps. V, VI, n. 24) e per l'ultima volta negli statuti cittadini del 1253 (cit. infra alla nota 93) dove peraltro alla rubrica 330 non si parla neppure pi� di un ordo, ma solo di piscivenduli Burgi.

(70) Vedi, ad esempio, Lucio Balbi, che nel 1279 versa un canone �pro Ordine mercati piscium de Ravenna� (ASRa, Classe, vol. Il, p. 2) e nel 1291 � �capitularius schole piscatorum� (ASRa, Porto, 390 B); Pietro Balbi, che nel 1293 � �iudex et sindicus schole piscatorum�, nel 1309 capitularius della stessa schola (ASRa, Porto, 357 B, 67 A, 1030 D) e nel 1298 versa un canone �pro ordine mercati piscium� (ASRa, Classe, vol. 13, c. XVI) e cos� via. Devo questi dati alla cortesia di U. Zaccarini.

(71) V. FEDERICI, Regesto di S. Apollinare Nuovo, Roma 1907 (= Regesta Chartarum Italiae, 3), p. 132: �Petimus a te Ambrosio abbate, uti nobis Bulgarello Picitti et Simoni... et Petro Villano et Oddoni de Romanello sacellario, et maioribus Ordinis mercati piscium vendencium, acceptoribus pro nobis et omnibus hominihus maioribus et minoribus predicti Ordinis�.

(72) Sar� appena il caso di precisare, ma occorre farlo data la confusione che ancora genera il termine in molti storici locali e no, che il termine platea nei territori ex-bizantini come Ravenna (ma anche Bologna, Ferrara e tutta la Romagna) non significa �piazza�, ma �via percorribile dai carri�, e che pertanto platea maior non � da intendersi come �piazza maggiore� ma come �strada maggiore�, �via principale�. Cfr. S. LAZARD, Grecismi nell'esarcato di Ravenna, in �Studi Romagnoli�, XXXI (1980), pp. 59-74.

(73) ASRa, Classe, vol. Il, p. 16.

(74) Appendice documentaria, n. 5.

(75) Su questa chiesa cfr. G. BOVINI, Un'antica chiesa ravennate: S. Michele in Africisco, in �Felix Ravenna�, fasc. LXII (1953), pp. 5-37.

(76) Sull'arcivescovo Tederico, cfr. A. VASINA, L'elezione degli arcivescovi ravennati del sec. XIII nei rapporti con la S. Sede, in �Rivista di storia della Chiesa in Italia�, X (1956), pp. 49-89.

(77) In tale guaita, come si � gi� detto (cfr. nota 73), l’Ordo mercati piscium si trasfer� sicuramente soltanto nel 1272.

(78) SPRETI, Notizie cit., vol. II, p. 12, rubr. XVIII.

(79) ASRa, Classe, vol. 13,c. XVI v.

(80) Cfr. PINI, Il comune di Ravenna cit., paragrafi 6 e 7.

(81) Lettera del papa Gregorio IX all'arcivescovo ravennate in merito alla scomunica di Federico II, in FANTUZZI, vol. V, pp. 322-23.

(82) J. A. AMADESI, In antistitum Ravennatum cronotaxim ab antiquissimae eius ecclesiae exordiis ad haec usque tempora perductam, vol. 3, Faenza 1783, vo1. III, pp. 179 ss.

(83) A. TARLAZZI, Appendice ai Monumenti Ravennati dei secoli di mezzo del conte M. Fantuzzi, voll. 2, Ravenna 1872-1874, vol. I, pp. LVII, 130, 134-38; A. TORRE, I Polentani fino al tempo di Dante, Firenze 1966, p. 8.

(84) TARLAZZI, vol. II, pp. 45 ss.; RUBEUS, Historiarum Ravennatum cit., p. 405; A. TORRE, Le controversie fra l'arcivescovo di Ravenna e Rimini nel sec. XIII, in �Studi Romagnoli�, II (1951), pp. 333-55, a p. 338.

(85) Pi� tardi, nel '600, ci fu addirittura chi volle maliziosamente intendere matha come �matta� e parl� di Domus stulta, facendo notare come i suoi soci fossero stati cos� imprevidenti da disperdere quasi tutto il patrimonio (S. PASOLINI, Lustri ravennati, Bologna 1678, t. VII, 1ib. XIX, p. 31).

(86) P. SELLA, Glossario latino-emiliano (�Studi e testi�, 74), Citt� del Vaticano 1937, pp. 63-64.

(87) SPRETI, Notizie cit., vo1. I, p. 5.

(88) Annales Caesenates, in �Rerum Italicarum scriptores�, vol. XIV, Milano 1729, col. 1097; PETRI CANTINELLI, Chronicon, in RIS, n. ed., XXVIII, II, p. 3; RUBEUS, Historiarum Ravennatum cit., pp. 414 ss.

(89) Annales Caesenates cit., col. 1097; F. CROSARA, Federico II e Ravenna, in Atti del Convegno intern. di studi federiciani, Palermo 1952, pp. 255-281; L. SIMEONI, Federico II all'assedio di Faenza, in AMR, III (1939), pp. 164-199, a p. 183.

(90) Le case dei Traversari e dei loro principali sostenitori furono distrutte e i materiali in parte riutilizzati per la costruzione di un castrum (C. GIOVANNINI - C. RICCI, Le citt� nella storia d'Italia: Ravenna, Bari 1985, p. 90).

(91) RUBEUS, Historiarum Ravennatum cit., pp. 422-23; TARLAZZI, I, p. LXXV.

(92) Sull'arcivescovo Filippo da Pistoia, cfr. M. MORGANTE, Filippo da Pistoia, arcivescovo di Ravenna, Ascoli Piceno 1959; P. ROCCA, Filippo, vescovo di Ferrara, arcivescovo di Ravenna nelle grandi vicende del Duecento, Rovigo 1966; A. VASINA, Un arcivescovo ravennate del Duecento: Filippo da Pistoia (1251-1270), in �Rivista di Storia della Chiesa in Italia�, XV (1961), pp. 83-100. Sulla pace del 1253, cfr. A. TORRE, La pace di Romagna del 1253, in AMR, n.s., III (1951-53), pp. 165-80.

(93) A. ZOLI - S. BERNICOLI, Statuto del secolo XIII del Comune di Ravenna, Ravenna 1904. Sui motivi che portano a datare questo statuto per la gran parte al 1253 (con aggiunte sino al 1257), cfr. PINI, Il comune di Ravenna cit., nota 326.

(94) ZOLI-BERNICOLI, Statuto del secolo XIII, cit., rubr. 327.

(95) Ibid., rubr. 329. Molto interessanti anche le rubriche 330 bis (che affida al podest� il compito di investigare sulle societates e conspirationes) e 331 (che affida al podest� il compito di costringere i Ravennati ad assolversi reciprocamente dalle obbligazioni precedentemente giurate).

(96) ASRa, S. Vitale, caps. III, fasc. I, n. 21. Non � chiaro se possa esserci qualche rapporto tra questi macellatores e la schola del 1001 (cfr. nota 33).

(97) ACM, �Memoriale�, p. 75.

(95) SPRETI, Notizie cit., vol. I, p. 241.

(99) Ibid., vol. II, p. 59.

(100) Archivio Storico Comunale di Ravenna, Cancelleria, n. 528.

(101) Sulla dominazione veneta a Ravenna, cfr. W. BARBIANI, La dominazione veneta a Ravenna, Ravenna 1927; Ravenna in et� veneziana, a cura di D. Bolognesi, Ravenna 1986.

(102) Appendice documentaria, n. 7

(103) Appendice documentaria, n. 8. Cfr. anche U. ZACCARINI, Casa Matha e dominio ducale veneto di Ravenna. La “donatio bonorum” del 1506 alla Serenissima Repubblica, presentazione del Primo Massaro P. Zampighi (Documenti della Casa Matha, fasc. 2), Ravenna 1990.

(104) Appendice documentaria, n. 9. Cfr. ZACCARINI, Casa Matha cit.

(105) Attualmente la Casa Matha possiede una tenuta agricola nel comune di Alfonsine e il palazzo in Ravenna dove ha la propria sede (cfr. I. BADESSI, La pesca valliva e una millenaria societ� di pescatori. La “Casa Matha” di Ravenna, Ravenna 1950, p. 8).

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