1a) Marini summi pontificis : papa Marino II (942-946)
consacrato il 30 ottobre 942.
1b) Hugone piissimo rege : Ugo di Provenza, incoronato re dItalia a Pavia il 6 luglio
926.
lc) Lothario item rege... anno tercio decimo : Lotario
Il figlio di Ugo di Provenza. associato nel trono
il 15 maggio 931. La rogazione del nostro documento
cadrebbe quindi nel 12° anno di coreggenza e non nel
13°.
2a) domno Petro : Pietro IV «il Bolognese» (ma probabilmente
imolese di nascita) arcivescovo di Ravenna dal 927
al 971.
3a) Iohannes qui vocatur Zacula : attrattiva la spiegazione anatra
proposta dal Crosara (Scole,
cit., 55), ma il termine è privo di riscontri
nel lessico delle carte latine ravennati. Si veda
il toponimo vallivo (nella valle Fenaria) «contrata
de medio Zacula». in ASRa. Corpp.
Rell. Sopp., S. Maria in Porto, perg. 320.B, 1107
apr. 8 [B] (ined.). che facilmente sarà da mettere
in relazione col soprannome di questo lohannes. In ogni caso il toponimo, doppiamente trattandosi di un
àmbito peschiero, orienta letimologia verso
il basso lat. jacula rete da getto, giacchio (Du Cange).
3b) Scamperto
: nome personale, se pur di tradizione non
ravennate, che qui ha da intendersi con valore di
patronimico o comunque di gentilizio.
3c) de Mercuria : sarà quasi di certo un matronimico; ma non è del tutto da escludersi
un nomen uxoris
ridondato sul marito, come talvolta risulta esplicito
nei documenti. Cfr. un Dominicus de Mercuria, probabilmente tuttaltra
persona, petitore di un livello colonico del 995 ott.
26, in Storia di Rav., cit., p. 536, n. 409.
3d) Bonizo : antroponimo dal significato trasparente
(Bonaccione) alquanto diffuso in area ravennate e
altrove nel medioevo. Come primo nome ha dieci attestazioni,
tutte del sec. X, nellIndice prosopografico della Storia di Rav., cit.; ancor più numerose
le sue occorrenze come soprannome.
3e) vel cunctos fratres et consortes : gli undici
petitori nominativamente elencati che precedono intervengono
dunque alla rogazione come rappresentanti impliciti
di tutti i soci (fratres) della scola in quanto compartecipi (consortes) di quote individuali di possesso (sortes). Altri analoghi casi di petitori non introdotti da predicati
di rango né societario né sociale ricorrono nelle
seguenti carte ravennati: U. Zaccarini, Comunicazione
scientifica allAssemblea della Casa Matha del
5 marzo 1989. Il libello ad piscandas valles
del 1081
,
Ravenna 1989; ASRa. Corpp.
Rell. Sopp., S. Maria in Porto, vol. 1233, quaderno
sciolto s. n. [estratto di documenti dellArch.
portuense compilato dallabate Alessandro Ginanni,
autenticato dal notaio ravennate Ramualdo Saporetti
il 23 marzo 1737], p. 1, posta I, a. 1083; L. Simeoni,
Un documento del 1111 di unignota corporazione ravennate, in «Rendiconti della R. Accademia delle
scienze dellIstituto di Bologna. Classe di scienze
morali», s. IV, VI (1942-1943), pp. 131-41, a pp.
139-40; A. Vasina, Le autonomie cittadine in Romagna, App., in Romagna medievale, Ravenna 1970, p. 207, n. 4, a. 1129 (ma
int. 1128); Fantuzzi, cit.. III, p. 381, n. 136/13,
a. 1129. A codesti si aggiungono i seguenti cinque
casi nei quali, perduto loriginale, il regesto
superstite del documento è comunque muto circa i titoli
personali dei petitori: Fantuzzi, cit., III, pp. 379-80,
n. 136/3, a. 1082; V. Carrari, Storia
di Romagna, (esemplare in Bibl. Classense, III
Sala Ricci 1.4.3), p. 112, a. 1090; Fantuzzi, III,
p. 381, n. 136/II, a. 1121; ASRa, Corpp. Rell. Sopp., S. Maria
in Porto,
vol. 1233, fasc. s. n. [Inventarium
Bonifatii Bergomatis procuratoris Portus extractuum
ex instrumentis antiquissimis], c. 3r-v, n. 3,
a. 1121; ibid., c. 3r-v, n. 5, a. 1135.
4a) Scole piscatorum: la Scola dei pescatori è la prima associazione di mestiere a essere
documentata a Ravenna; segue nellordine il ricordo
di una Scola negociatorum (a. 954, Storia di Rav., cit., p. 455, n. 166),
di una Scola
callicariorum (a. 980, ibid., p. 514, n. 340)
e quindi di una Scola
macellatorum (a. 1101, Manaresi, Placiti,
11/1, p. 472, n. 264).
4b) Patoreno :
nel Patoreno, ablativo di stato in
luogo non introdotto dalla preposizione in, come sovente si osserva nel latino dei notai ravennati quando
lindicazione è di tipo corografico. Il Patorenus
(Badareno) era il braccio più meridionale del
Po che, poco a monte del Pereo (SantAlberto),
si apriva in due rami, uno dei quali sfociava direttamente
in mare formando il portus
qui dicitur Primarius (a. 962), mentre laltra
il Badareno vero e proprio perveniva
sino a Ravenna e al porto suburbano di Santa Maria.
4c) seu filiis et nepotibus nostris : è la nota formula della durata trigenerazionale
che contraddistingue le enfiteusi ravennati.
4d) ad pisces capiendos : è alquanto probabile che questa espressione alluda alla pesca valliva
basata sulla tecnica che si dirà poi del lavoriero
(piscatio cocularia nel lat. delle carte ravennati e comacchiesi)
documentata a Ravenna nella. 971.
6a) Pensalardo : toponimo affatto sconosciuto in
questa forma. Possibile anche la lettura Pensalurdo,
considerando che le a
della scrittura «corsiva nuova» ravennate recano
locchiello superiormente aperto quasi alla stregua
di una u.
Volgarizzato Pesalardo
nelle annotazione dorsali (sec. XIII) della stessa
carta. In ogni caso è certamente il nome di un luogo
o di una via dacqua situata nei pressi del Pereo
(SantAlberto).
6b) pactum convenientje statutis : è questa la denominazione di una delle
tre tipologie di contratti dusuale vestitura,
caratterizzati da un formulario loro proprio, che
le carte darchivio ci documentano a Ravenna
nellalto medioevo (le altre due tipologie in
questione erano il livello a 29 anni e lenfiteusi
a tre generazioni di utilisti). Lespressione
che letteralmente vuol dire patto di
convenzione per cose stabilite e tecnicamente
si traduce nellidea di contratto basato
su patti di libera trattativa si riferisce
a una forma di stipulazione derogante alla prassi
contrattuale del livello e dellenfiteusi per
via di una qualche pattuizione anomala o inusuale
in essa contenuta. La deroga senzaltro più frequente
era quella che riguardava la durata del contratto,
che nei pacta
soprattutto del sec. X troviamo generalmente convenuta
in 30, 40 o 60 anni.
lOa) ministeriales : funzionari laici dellamministrazione camerale dellarcivescovo
addetti alla vigilanza sul patrimonio fondiario e
allesazione dei relativi canoni. Gerarchicamente
subordinati ai maiores
domnici (soprintendenti di finanza e dannona),
compaiono sullo scorcio ultimo del sec. IX menzionati
accanto agli actores
e ai vilici
(sorta di fattori) presso i rectoria
(centri di ammasso) dellannona arcivescovile
di Senigallia, Fano e Rimini. La più antica menzione
di un ministerialis
(sost.) in area ravennate (a. 891) si legge nel
Breviarium ecclesiae
Ravennatis (Codice Bavaro). Secoli VII-X. a cura
di G. Rabotti, «ISI-FSI», Roma 1985, App. II (C. Curradi),
p. 133, n. 6.
11a) quadragesimam : quadragesima è voce edittale della fiscalità franco-longobarda, che
rappresenta un tributo del 2,5 per cento del prodotto
lordo di unindustria o di unattività commerciale.
Era, insomma, una sorta di tassa sugli affari derivata
dalla tradizione del siliquaticum
teodasiano, poi recepita dai Goti e conseguentemente,
come pare, dal sistema fiscale degli arcivescovi ravennati
(cfr. Crosara, cit., 60). I documenti del Regnum
Italiae ce la rendono con nome di «curatura».
11a) adalum : il più grande degli storioni del bacino
padano (cfr. attilus,
Plin. NH 9,44), da riconoscersi nelladello
(Boerio; REW 766) o làdano
(Battaglia; Devoto-Oli) che ricorre latinizzato
(pisces grossos
scilicet storionos, percofanos et ladanos) negli Statuti veneti di Ravenna
(Sella, GLE), i quali a loro volta riproducono il cap.
52 del lib. I dello Statuto
ravennate di Ostasio da Polenta (1327-1346).
La stessa forma adalus
si legge negli statuti di Mantova (Battisti, DEI, I, 55a).
17a) Georgio notario : il ravennate Giorgio, che
proveniva da un ramo cadetto della famiglia dei Duchi
Maestri delle milizie (Buzzi, cit., pp. 13; 37-9),
rogò presso la cancelleria arcivescovile di Ravenna
per il lungo lasso che va dalla. 935(?) al 972,
scalando tutto liter della carriera ecclesiastica
e curiale sino, infine, allarcidiaconato della
chiesa ravennate. Le carte arcivescovili lo attestano
presbitero nel 950; arcidiacono, primicerio dei notai
e abate di S. Stefano Giuniore nel 978; prevosto di
Santa Agnese in capite porticus nel 980, anno dellultima
sua menzione. Complessivamente risulta rogatario di
91 largizioni arcivescovili (spogli Rabotti dei notai
ravennati, in AARa) e indicato come concedente in
due enfiteusi private.